Chi Sono

Mi chiamo Marco Ardigò e sono nato a Brescia nel 1957 .

Mi sono laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano nel 1982 e mi sono specializzato in Anestesiologia e Rianimazione nel 1985.

Ho effettuato diversi stage specialistici presso varie strutture: nel 1983 al Policlinico San Matteo di Pavia; nel 1985 al Policlinico di Milano; nel 1987 al General Hospital di Southampton (UK) e al General Hospital di Phyladelphia e Pittsburg (USA).
Nel frattempo ho operato come assistente ospedaliero presso gli Spedali Civili di Brescia, gli ospedali regionali di Breno-Darfo-Edolo, Chiari-Rovato, gli Ospedali Riuniti di Bergamo e l’Ospedale Pediatrico di Brescia.

Dal 1997 al 2000 sono stato Primario Dirigente del servizio di Anestesia e Terapia Intensiva presso la Casa di Cura S. Anna di Brescia.

Dal 1990 al 2011 ho svolto attività di insegnamento in qualità di Docente a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Anestesiologia e Rianimazione della Facoltà di Medicina Chirurgia dell’Università di Brescia.

Dal 2000 svolgo prevalentemente attività anestesiologica in ambito odontostomatologico privatistico.

L’evoluzione del condizionamento anestesiologico in odontoiatria

Dall’anestesia locale alla sedazione cosciente e profonda, l’attenzione al paziente

ha cambiato l’approccio al dolore nelle terapie dentali

   Lo studio dentistico ha da sempre suscitato ansia, fobie, diffidenze, a causa della pluralità di condizioni sensoriali da cui il paziente viene investito; spesso essere…

Lo studio dentistico ha da sempre suscitato ansia, fobie, diffidenze, a causa della pluralità di condizioni sensoriali da cui il paziente viene investito; spesso essere possono portare a sperimentare varie forme di disagio, dagli odori sgradevoli, a sibili fastidiosi e non confortanti, a disagi posturali per obbligo di posizione, a sgradevoli sensazioni legate alla stimolazione del cavo oro-faringeo, salivazioni fastidiose, conati di vomito, percezioni non propriamente gradevoli di trazione su elementi dentari o ossei. Ancora più importanti, tuttavia, sono le vere e proprie esperienze dolorose connesse primariamente alla patologia di base, ma anche conseguenti alle manovre terapeutiche durante le quali non sempre è possibile produrre una condizione di anestesia perfetta.

Tutto questo riporta il paziente a sperimentare varie forme di disagio e paure, spesso irrazionali e persistenti, nosograficamente definite “odontofobia”, una condizione patologica riconosciuta e certificata dall’Oms che stima un coinvolgimento della popolazione mondiale intorno al 15-20%.

 

Il paziente va considerato non soltanto come caso clinico nel suo dettaglio tecnico ma come persona nella sua interezza, imponendo quindi un’adeguata risposta a tutti i livelli di bisogno. Anche l’aspettativa psico-fisica, etica e deontologica dei pazienti ha guadagnato nuova consapevolezza e chiede quindi un più impegnativo livello di risposta, passando dalla stretta necessità operativa alla visione più completa e complessa del processo di trattamento all’uomo nella sua integralità. In questo contesto, il vissuto di un’esperienza dolorosa rischia di influenzare la relazione tra dentista e paziente, con ricadute negative sulla fiducia e la fidelizzazione al professionista. Spesso, anzi, l’odontoiatra si trova difronte a soggetti che già hanno vissuto inprecedenza esperienze negative; queste vanno riaffrontate con proposte e soluzioni forti, chiare, innovative.

Risulta pertanto importante ottimizzare le procedure di controllo del maggior numero di agenti stressanti – fisici e induttivamente psicologici. Quando lo stato emotivo del paziente pregiudica il buon esito del trattamento, o quando la terapia si prevede invasiva, complessa per il tipo di paziente, lo studio dentistico deve valutare la opportunità di soluzioni specifiche.

 

 

 Le possibilità di controllo di tutti questi disagi, fisici e induttivamente psico-emotivi, sono enormemente ampliate e perfezionate dall’intervento di una figura professionale congiunta a quella dell’odontoiatra: il medico-anestesista; congiuntamente all’operatore odontoiatrico e con  propri specifici ruoli, mezzi e competenze, l’anestesista previene, elimina, sopprime ogni condizione psico-emotiva e fisica sgradevole attraverso la somministrazione di specifici farmaci opportunamente associati e dosati.

 

La collaborazione professionale tra odontoiatra e anestesista presso gli studi odontoiatrici stessi, si va sempre più diffondendo nella realtà clinica quotidiana a causa della maggior consapevolezza dei pazienti, ma grazie soprattutto alla disponibilità di metodiche efficaci, sicure, gradevoli, prevedibili, che soltanto 10-12 anni fa non erano conosciute!! Anche le maggiori potenzialità di certe procedure implantologiche e correlate chiedono una assistenza al paziente più specificamente orientata al suo benessere totale. 

 

Il trattamento che il medico-anestesista effettua in studio odontoiatrico, spazia su di un ampio ventaglio di possibilità; tecniche più idonee vengono scelte in base alle condizioni operative, alla sensibilità psicologica del singolo paziente, alla sua sensibilità al dolore, alla tollerabilità posizionale, alla sensibilità al riflesso del vomito, al grado di ansia percepito, al tipo di intervento a cui deve essere sottoposto. Le tecniche disponibili spaziano dalla semplice ansiolisi alle sedazioni profonde, dipendentemente dal contesto clinico. In tal modo si può affrontare ogni tipologia di paziente : ansioso, fobico, adulto, bambino, disabile, oligofrenico, autistico. 

 

I trattamenti del medico-anestesista si realizzano attraverso la somministrazione endovenosa di farmaci ad effetto sedativo, ipnotico, amnesico e analgesico dalla cui opportuna associazione è possibile assicurare le diverse azioni che di volta in volta si rendessero necessarie: rimozione dell’ansia e delle fobie, eliminazione del riflesso del vomito, realizzazione della condizione di amnesia – ossia incapacità di rievocare eventi connessi alla procedura odontoiatrica pur vissuti con consapevolezza cosciente – analgesia – ossia la eliminazione delle varie componenti di dolore o fastidio intraoperativi –  sonnolenza, anche profonda, fino alla soppressione della coscienza, che assicura una condizione di benessere e abbandono sufficienti ad alleggerire il tempo soggettivo di durata della procedura. 

 

Al termine delle cure odontoiatriche, il paziente riprende in pochi minuti le normali condizioni di benessere, autonomia fisica, lucidità cognitiva. E’ in grado quindi di riprendere una normale quotidianità in condizioni di benessere fisico e di rilassatezza psico-emotiva  altrimenti irrealizzabili.

Metodiche di assistenza anestesiologica

Ancora oggi, nonostante i progressi delle procedure odontoiatriche, lo studio dentistico rappresenta…

 Ancora oggi, nonostante i progressi delle procedure odontoiatriche, lo studio dentistico rappresenta, per la maggior parte dei pazienti, un luogo che suscita ansia e da cui ci si aspettano varie forme di disagio: dolore innanzitutto, ma anche condizioni sgradevoli caratterizzate da odori e rumori, posizioni corporee antifisiologiche, immobilità obbligata, nausea, conati di vomito, secchezza delle fauci; talvolta si scatenano riflessi neurovegetativi spiacevoli o addirittura preoccupanti come tachicardia, ipotensione, sudorazione, senso di svenimento fino a vere e proprie lipotimie, reazioni anafilattoidi. 

     Una parte di queste reazioni hanno una base fisiologica essendo scatenate da manovre invasive nel cavo orale. Altre si verificano prevalentemente in seguito a elaborazioni in parte inconsce del vissuto proprio e altrui; una sorta, quindi, di eredità storica che si tramanda di generazione in generazione e che costituisce quel fondo inconscio dal quale nasce l’immaginario collettivo che ci porta ad inquietudini la cui origine affonda ben oltre le nostre esperienze personali.

      Il perfezionamento delle procedure tecniche e la maggiore attenzione rivolta alla accoglienza psicologica ed umana, pur fondamentali per un corretto approccio al paziente odontoiatrico, si sono rivelati insufficienti per una soluzione radicale del problema. Questa discrepanza tra necessità operative e  rispetto dei bisogni globali del paziente si è ulteriormente approfondita a causa dell’estendersi delle possibilità operative e quindi della invasività di certe procedure: ci riferiamo, ad esempio, al grande capitolo delle riabilitazioni implantologiche, ai rialzi di seno mascellare, ai trapianti di osso omologo/autologo, a varie forme di chirurgia endorale, ecc.

       L’accrescersi progressivo di questa sensibilità ha stimolato la elaborazione e realizzazione di un nuovo percorso metodologico. Questo si avvale di una diversa e complementare figura professionale: l’Anestesista-rianimatore. Grazie a questi, si possono attuare varie forme di assistenza di alta efficacia e assoluta sicurezza. Queste metodiche offrono al paziente grande benessere psico-fisico durante e dopo la procedura. Inoltre non trascurabili sono i vantaggi che ne derivano all’operatore, il quale può concentrarsi di più sul compito operativo, ridurre i tempi di intervento, migliorare le proprie condizioni di stress psichico e, non ultimo, ampliare notevolmente le procedure realizzabili in un’unica seduta e quindi i costi di esercizio dello Studio.  

        Si possono individuare diverse tipologie di assistenza anestesiologica al paziente odontoiatrico (a cui si aggiungono varianti intermedie): la ANALGO-SEDAZIONE CONTROLLATA COSCIENTE, la SEDAZIONE PROFONDA, la ANESTESIA GENERALE o NARCOSI. 

Si effettua attraverso la infusione esclusivamente endovenosa di più farmaci; non si usano, pertanto, gas anestetici né protossido d’azoto che, tra l’altro, producono inquinamento ambientale. Il paz. può consumare  1-2 ore prima una colazione leggera; la preparazione consiste in: effettuazione di  accurati anamnesi ed esame obiettivo, raramente controllo di esami laboratoristici e strumentali, incannulamento venoso periferico, collegamento ai monitoraggi cardio-neuro-respiratori, posizionamento di naselli per la somministrazione di ossigeno, allestimento della via infusionale dalle pompe multi-injekt e dalla sacca per fleboclisi. Si avvia l’infusione multi-farmacologica a velocità lenta, in modo da ottenere gli effetti desiderati in un periodo di circa 6-8 min. A questo punto si inizia la procedura che contempla, ove necessario, l’effettuazione di anestesia locale per infiltrazione. A fine intervento il paziente emerge rapidamente dalla condizione farmaco-indotta e in circa 10-15 min. è in grado di deambulare autonomamente; viene decannulato, si consegnano le prescrizioni per la terapia da effettuarsi nei giorni seguenti e viene affidato ad un accompagnatore. Il paz. è totalmente autonomo ed è in grado di ritornare al proprio domicilio in pieno benessere; con un solo limite: la guida di autoveicoli, come anche il codice della strada, oltre al buon senso, proscrivono.

      

         Gli effetti ottenuti con la analogo-sedazione sono tipicamente i seguenti: ansiolisi totale, ipnosi (sonnolenza), analgesia di grado moderato, amnesia retrograda profonda, soppressione dei riflessi di intolleranza endorale ( nausea, conati di vomito, esaurimento temporo-mandibolare ); è importante ricordare che con questa tecnica viene mantenuta la coscienza e garantito quel grado di collaborazione necessario per una interazione efficace con l’operatore. 

 

Si possono pertanto individuare le seguenti indicazioni alla effettuazione della analogo-sedazione: procedure di durata non superiore a circa h. 2-3 , paz. ansioso-fobici, paz. con spiccato riflesso del vomito e con spiccata scialorrea, paz. con difficoltà alla apertura temporo-mandibolare, paz. con anamnesi positiva o sospetta per reazioni anafilattoidi o di intolleranza a farmaci, paz. affetti da patologie sistemiche che possono beneficiare delle suddette condizioni analogo-sedative ( coronaropatie, diabete mellito,ipertensione arteriosa obesità ), paz. che apprezzano l’importante risparmio di tempo sull’intero iter terapeutico (artigiani, commercianti, professionisti, imprenditori, ecc….)

Si differenzia dalla precedente per la soppressione, sebbene “leggera” della coscienza: il paziente non è quindi collaborante, non avrà ricordi della procedura, né tantomeno sensazioni sgradevoli di qualsiasi genere. Viene effettuata comunqe, qualora necessaria, l’infiltrazione con anestetico locale, e l’apertura della bocca è in parte spontanea, in parte favorita da appositi strumenti di divaricazione labiale o mandibolare. In tal modo l’operatore procede speditamente pur nella assenza di collaborazione attiva dea parte del paziente. Il risveglio avviene in 15 minuti circa, e il recupero successivo è sovrapponibile nelle modalità e nei tempi a quello della analgo-sedazione cosciente. 

Le indicazioni alla metodica riguardano quei soggetti che per immaturità cognitiva non potrebbero assicurare collaborazione e immobilità :  bambini, soggetti adulti portatori di sindromi oligofreniche di varia natura come Down, autismo, sofferenze da parto distocico, psicopatie schizofreniche o paranoidi, ecc….

Si effettua attraverso l’infusione endovenosa di più farmaci, sempre escludendo l’utilizzo di gas anestetici. Il paz. può consumare 1-2 ore prima una colazione leggera; la preparazione è simile a quanto descritto per la analgo-sedazione; la differenza consiste nella necessità di prescrizione di alcuni semplici esami laboratoristici ed E.C.Grafici pre-operativi, secondo i protocolli della società italiana ( S.I.A.A.R.T.I.) e delle società europee di anestesia e rianimazione. La preparazione del paz. prevede procedure simili a quelle per la A.S., ma con un grado di monitoraggio multi-funzionale più sofisticato. L’induzione avviene in 2-3 min., ad essa segue immediatamente la manovra di posizionamento endotracheale di apposita protesi artificiale per via rino-laringea (intubazione endotracheale). In questo modo il cavo orale rimane totalmente libero all’accesso operativo. Al tubo rino-tracheale viene collegato il sistema “circuito respiratorio-ventilatore automatico” con il quale viene supportata la funzione respiratoria. La protesi endotracheale assicura una perfetta tenuta e quindi garantisce una assoluta protezione alla contaminazione delle vie aeree da parte di liquidi e materiali solidi che normalmente colano e si accumulano in retrofaringe.

L’odontoiatra può immediatamente iniziare la procedura, sia essa di tipo conservativo, sia chirurgico-implantologico senza limiti di invasività, o di tempo.

A fine intervento il paz. si sveglia in 8-10 min. in seguito alla semplice sospensione della infusione farmacologia; riprende coscienza, e subito guadagna un pronto orientamento spazio-temporale, utile nel caso si debbano completare manovre o prove che richiedessero la sua collaboratività. Dopo altri 40-60 min. circa il paz. è in grado di deambulare e quindi di ritornare, accompagnato, al proprio domicilio in condizioni di totale autonomia e pieno benessere, atto a riprendere una normale alimentazione (compatibilmente con le possibilità masticatorie del momento). L’intera procedura viene svolta in una struttura idonea che può essere anche lo Studio stesso.

Durante la anestesia generale il paz. è incosciente, in condizioni di rilasciamento muscolare, non collaborante, e passibile quindi di tutte le manovre, anche posizionali, necessarie all’ espletamento della terapia operativa. Si possono pertanto individuare le seguenti indicazioni all’effettuazione della anestesia generale: tutte le procedure di durata superiore a 3 ore, procedure anche più brevi ma di carattere cruento-invasivo, pazienti che per fobie o forte ansia esprimono esplicita preferenza per una condizione di incoscienza e non partecipazione, pazienti in età pediatrica in genere al di sotto dei 6 anni di età, pazienti anziani che mal sopporterebbero procedure lunghe con innumerevoli sedute, pazienti che beneficiano di una soppressione totale dello stress psico-fisico legato alla procedura (coronaropatie, diabete, ipertensione arteriosa, cardiopatie valvolari, aritmie, ecc.), pazienti con difficoltà alla apertura temporo-mandibolare, pazienti psicotici, portatori di handicap, oligofrenici, ed infine pazienti che per motivi professionali o personali gradiscono ridurre al minimo il numero di sedute e quindi i tempi di attuazione dell’intera procedura.

Una elevata percentuale di pazienti che devono essere trattati in uno studio dentistico –  40/70 per cento a seconda delle statistiche considerate – lo fanno con un grado significativo di tensione psico-fisica; questa sgradevole condizione ostacola o talvolta inficia un corretto svolgimento delle procedure terapeutiche, peggiorando la compliance terapeutica e le condizioni procedurali. In percentuali inusitatamente alte, in quanto non evidenti alla casistica clinica, i pazienti non accedono per anni o decenni alle cure odontoiatriche, con le conseguenze clinico-patologiche che ogni professionista ben conosce.

La tecnica di assistenza anestesiologica qui descritta rappresenta la soluzione cardine per tutti i pazienti che confluiscono nelle suddette tipologie.

La analgo-sedazione (o sedoanalgesia) endovenosa è una tecnica di trattamento che consiste nella somministrazione per via endovenosa di uno o più farmaci. Questi, in associazione, inducono ansiolisi, ipnosi, amnesia retrograda, analgesia e protezione neuro-vegetativa.

Farmaci dotati di questi effetti esistono da molti decenni, ma recentemente si è assistito all’introduzione di nuovi principi attivi che offrono profondi vantaggi rispetto a quelli precedentemente disponibili, in merito a: efficacia, modulabilità, prevedibilità, sicurezza e semplicità. 

Nello specifico si definiscono:

  • EFFICACIA: l’intensità degli effetti propri del principio attivo
  • MODULABILITÀ: possibilità di variare ampiamente, innumerevoli volte ed in entrambe le direzioni, il piano della sedazione, cioè l’intensità degli effetti farmacologici
  • PREVEDIBILITÀ: possibilità di calcolare e prevedere l’entità e la qualità degli effetti farmacologici nel singolo paziente, in ogni momento e per ogni livello di trattamento; ciò è reso possibile grazie alla farmacocinetica quasi-lineare dei nuovi farmaci, all’introduzione di apparati infusionali di alta precisione e alla recente elaborazione di software farmacocinetici specifici per ogni principio attivo. Questi, derivati da modelli di farmacocinetica multicompartimentale, prendono in considerazione svariati parametri antropometrici, calcolano migliaia di volte al secondo i flussi, le masse, le concentrazioni della sostanza attiva nei compartimenti anatomo-funzionali di nostro interesse, plasma ed encefalo. In tal modo è possibile conoscere le curve correttive di accrescimento o di decadimento delle concentrazioni e, di conseguenza, degli effetti
  • SICUREZZA: è correlata all’incidenza e alla gravità degli effetti collaterali indesiderati (per es. reazioni anafilattoidi) che pregiudicano la qualità o l’esito della procedura anestesiologica. Oggi di livello altissimo per merito della specificità recettoriale dei principi attivi di nuova generazione tutti di sintesi
  • SEMPLICITÀ: si riferisce alla snellezza e alla rapidità con cui si svolgono le procedure di induzione, mantenimento e riemersione; il merito è da attribuire sia alle caratteristiche suesposte dei nuovi principi attivi, sia alla sofisticazione dei monitoraggi multi-parametrici che consentono oggi di misurare meglio per governare meglio

 

Tutto questo è oggi possibile grazie anche all’altro contesto della moderna anestesiologia : le tecnologie di monitoraggio ed infusione. La definizione

“neuro-target” si riferisce, oltre che alla modalità farmacocinetica sopra descritta, all’utilizzo di uno specifico elettroencefalografo che fornisce 

raffinati dati di misurazione e di calcolo. Grazie a ciò si può valutare la profondità e qualità della sedazione e dell’analgesia ad un grado di

affidabilità e precisione mai raggiunti fino ad oggi. Questo si traduce in benessere per il pazziente, ottima operatività per l’Odontoiatra.

 

Da un punto di vista operativo la procedura richiede pochi e rapidi atti preparatori: il paziente viene convocato mezz’ora prima dell’inizio previsto per la procedura odontoiatrica; l’anestesista raccoglie l’anamnesi, esegue uno specifico esame obiettivo e spiega al paziente le procedure e le sensazioni soggettive cui andrà incontro. Nel frattempo la nurse allestisce gli apparati elettromedicali e i materiali monouso per incannulamento venoso, monitoraggio multiparametrico e ogni altro presidio di preparazione alla routine e alla potenziale emergenza.

Il paziente si accomoda sulla poltrona e in 15 minuti viene portato alle condizioni sopradescritte, idonee ad iniziare l’intervento. Altrettanto rapidamente avviene la riemersione al termine della procedura. In 15 minuti il paziente è in grado di deambulare autonomamente e riprendere le funzioni personali; necessita soltanto di un accompagnatore per il ritorno a domicilio.  

La sedazione endovenosa, che necessita della presenza di un team anetesiologico composto da medico anestesista e nurse di anestesia, si differenzia dall’anestesia generale per il mantenimento della coscienza, della respirazione spontanea, dei riflessi di protezione delle vie aeree (deglutizione, tosse, espettorazione): funzioni sensitivo-motorie coordinate dai nuclei del tronco cerebrale che garantiscono l’automatismo della funzione respiratoria nella sua ciclicità inspiratoria ed espiratoria, assicurano la pervietà dell’aditus faringo-laringo-tracheale, anche durante la contemporanea attivazione di più funzioni faringo-laringee.  Tutto ciò può essere ottenuto attraverso un’attenta titolazione dei dosaggi e un’adeguata scelta delle associazioni farmacologiche. Per questi motivi non è contemplata l’intubazione endo-tracheale.

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